Sicilia

Etna, il più alto vulcano d'Europa

© Foto e testo: Antonio ZIMBONE




Fin dagli albori dell’umanità le montagne sono state viste come dimora di Demoni e Dei, luoghi sacri e mistici. Ovunque sulla terra le montagne di fuoco hanno ancora oggi una attrazione soprannaturale, in particolar modo l’Etna che con i suoi 3340 mt. è il vulcano più alto d’Europa.
Ogni giorno sull’Etna eserciti di visitatori si avvicinano al mondo magico e terrificante di questa montagna, vogliono arrivare su, in vetta e rivolgere lo sguardo verso le profondità dei crateri, una emozione forte, indescrivibile assale lo spettatore in tutto il corpo e la mente alla vista di quello spettacolo unico nel suo genere. L’Etna infatti è una tra le tante mete della Terra, capace di tenere testa con il Grand Canyon degli Stati Uniti, il deserto del Sahara, i vulcani dell’Islanda, i ghiacciai delle Alpi e le grandi distese Africane. Il fascino della natura sull’Etna non lo troviamo solo ai crateri, ma bastano delle passeggiate lungo i suoi fianchi, tra i boschi o tra i dicchi della Valle del Bove. L’Etna infatti non è solo un vulcano ma una montagna dove si alternano territori desertici con colate laviche recenti, dove ancora non si è insediata nessuna forma di vita, territori ricchi di flora e fauna autoctona come il Pino Laricio, la Betulla e il Faggio, a quote più basse castagneti, querceti, vigneti, noccioleti, pistaccheti, meleti, nella maggior parte dei casi impiantati dall’uomo frutto del secolare lavoro svolto con la realizzazione di terrazzamenti sulle pendici di questo vulcano. Non solo i turisti vengono attratti da questo straordinario luogo ma ne sono attratti anche scienziati, scrittori, pittori e filosofi. Il primo a subirne questo irresistibile fascino fu il filosofo Empedocle, che individuò il fuoco, la terra, l’acqua e l’aria, come elementi fondamentali dell’universo. Trascorse molto tempo della sua vita ad osservare il vulcano, nel suo ricovero, ritrovato durante la costruzione di un rifugio a 2800 mt. di altezza nei pressi del Cratere Centrale e chiamato Torre del Filosofo, oggi sepolto dalla cenere delle ultime eruzioni del 2002. La leggenda narra che Empedocle morì suicida, lanciandosi nel cratere, mosso dalla disperazione di non avere capito i segreti del vulcano. L’Etna è una montagna viva, cambia in continuazione, non è mai la stessa, le eruzioni la cambiano morfologicamente anche nel giro di pochi mesi, dove c’è un bosco rigoglioso, ricco di vegetazione e fauna potrà esserci il deserto lavico con la sua nera desolazione arida. Per la gente dell’Etna gran parte di questi “cambiamenti” portano danni e dolori. La storia dell’Etna e costellata da centinaia di eruzioni catastrofiche, le più terrificanti sono quelle del 396 a.c., poi nel 1329, nel 1381 e 1536. La più drammatica fu quella del 1669, si aprì una bocca eruttiva nei pressi del paese di Nicolosi a 750 mt. di quota, formando gli attuali Monti Rossi dai quali sgorgarono 989 milioni di metri cubi di lava che distrussero Catania arrivando fino al mare. Ma come dice un noto teorema “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” sull’Etna questo sembra calzare a pennello. Dopo un’eruzione nel giro di pochi anni la natura ricomincia il suo corso, le colate vengono per prima colonizzate da muschi e licheni, poi da piante pioniere come le Ginestre ed infine sono gli alberi a riapparire sulle lave. Oggi le spaventose immagini delle eruzioni dell’Etna arrivano nelle case attraverso la televisione e i giornali. Lo spettacolo dell’attività eruttiva con le fontane di lava e le colate che si riversano sui fianchi del vulcano minacciando i centri abitati entrano nell’immaginario collettivo, dipingendo questa montagna come un vulcano distruttivo e pericoloso. Ma più che una minaccia del vulcano verso l’uomo oggi è l’uomo a creare una minaccia al vulcano. Il continuo espandersi dei paesi, con le loro strade e le aree coltivate, comporta un’incessante lavoro di monitoraggio e di controllo sul territorio da parte del Parco dell’Etna nato nel 1987, il primo e il più celebre istituito dalla Regione Siciliana. Oggi la vita di ogni giorno sotto il vulcano continua, una calma apparente circonda il paesaggio etneo, chi volge lo sguardo al vulcano lo vede quieto con il suo tipico pennacchio di fumo, ma prima o poi si risveglierà di nuovo e farà parlare di se.

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Antonio Zimbone nasce a Catania il 02/02/1969 e vive attualmente a Tremestieri Etneo (CT). Da diversi anni si occupa di fotografia, partecipa a concorsi fotografici nazionali ed internazionali, dove riscuote lusinghieri successi, ed ha al suo attivo diverse mostre collettive e personali. Fin dai primi passi mossi nell'ambito della fotografia ha aderito alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche); la rivista "Il Fotoamatore", organo ufficiale della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, gli ha dedicato un ampio servizio sull'Etna e le sue foto sono state pubblicate sulle riviste del settore e non (Sergio Musumeci Editore "Oasis", Edizioni Affinità Elettive, Edizioni Bonechi, Poste Italiane "Il Gabbiano"). Antonio Zimbone predilige in particolar modo la fotografia naturalistica e di paesaggio, attualmente collabora con diversi editori regionali e nazionali i quali, con le sue immagini, hanno illustrato diverse guide turistiche, calendari ed articoli, sia sull'Etna che su tutta la Sicilia.
RICONOSCIMENTI
2005 – Premio Anassilaos Giovani 2005 – Reggio Calabria
2007 – Onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano ) da parte dell’organo “FIAF”
www.photoartland.com