Cammino di San Benedetto

Io cammino... tu finanzi la comunità di San Giovanni Battista

© Testo e foto: Severino SANDRINI
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La nostra vita è un pellegrinaggio.
Del cielo siamo fatti.
Ci soffermiamo un poco qui
e poi riprendiamo il nostro cammino.
” (Giovanni XXIII)

L’idea di fare un pellegrinaggio era un po’ che mi attraeva. Sempre più frequentemente si sente parlare di cammini, da quello più famoso che è il Cammino di Santiago de Compostela, alla Via Francigena verso Roma, ad altri meno conosciuti.
Io ero alla ricerca di qualcosa vicino alle mie realtà, qualcosa che esprimesse quello che sto vivendo in questo periodo e passando, un giorno, per caso davanti a una libreria vedo il titolo di un libro appena uscito: “Il Cammino di San Benedetto”.
Il cammino che sto facendo assieme ad altre persone è legato al mondo Benedettino e alla regola, come riferimento sia nel mondo del lavoro che personale e questo titolo non poteva essere più azzeccato.
Prendere il libro e decidere come e quando partire è stato un attimo, poi è iniziata la fase di progettazione concreta.
Della motivazione Benedettina vi ho già detto, ma sentivo la necessità di utilizzare questa occasione per fare qualcosa di più, anche per il legame con la Comunità di San Giovanni Battista. È nata così l’idea di raccogliere dei fondi facendoci finanziare ogni chilometro che avremmo percorso (310 km da Norcia a Subiaco fino a Montecassino) in cambio di preghiere che avremmo fatto in corrispondenza dei chilometri che ogni persona avrebbe offerto.
Prima cosa ho condiviso l’iniziativa con l’amico Piero che l’ha sposata immediatamente e da lì è partita l’avventura di predisporre, da un lato tutto il materiale per la raccolta di fondi e dall’altro (molto più semplice) il necessario pratico e logistico per come fare il viaggio. Chiedere soldi in questi momenti non è assolutamente facile, ma la motivazione è stata tale da affrontare ogni difficoltà, rifiuto, derisione, perplessità etc., l’importante era parlare del progetto, parlare dell’associazione Verso il Cenobio e della Comunità San Giovanni Battista.
A questo punto sono venuti in aiuto degli “angeli” che hanno aiutato in modo decisivo facendo da cassa di risonanza per la raccolta dei fondi. Senza il loro aiuto non ce l’avremmo fatta.
La cosa più bella è la quantità di persone che sono venute a conoscenza, attraverso il cammino, delle due realtà associative e delle loro iniziative.
Il 24 maggio è arrivato il momento programmato per la partenza e accompagnati in macchina da Maurizio (che ha condiviso con noi il pellegrinaggio fino a Subiaco) siamo arrivati dalle suore Benedettine di Norcia, punto d’inizio del pellegrinaggio.
Il 5 giugno siamo arrivati a Montecassino stanchi ma pieni di gioia per il percorso fatto.
L’esperienza di un pellegrinaggio difficilmente può essere raccontata. Per chi come me ama fare escursioni è facile fare immediatamente riferimento a quell’ambiente, alle difficoltà, alle emozioni, alla bellezza della natura, allo stare insieme. No, il pellegrinaggio è una esperienza diversa, come dice Padre Cesar incontrato in una tappa del cammino, fa bene a tre livelli: a quello fisico, a quello mentale e a quello spirituale.
Ore e ore passate camminando in silenzio, con gioie e difficoltà più o meno forti da superare, ti liberano la mente dai pensieri e fai spazio ad altro: la tua meta è precisa, il tuo cuore è già al punto d’arrivo e portare il resto del corpo non è difficile.
Il pellegrinaggio è personale: pur camminando e condividendo con altri il percorso, ognuno lo vive a modo suo.
Il pellegrinaggio è comunitario: mai avrei pensato di trovarmi per strada con i miei compagni di viaggio e dire insieme il rosario il mattino e il pomeriggio, dedicati, come promesso alle persone che hanno “finanziato” il cammino.
Il pellegrinaggio è incontri: quante esperienze fantastiche fatte incontrando monache e monaci, ma anche persone nei bar, negli ostelli, nei punti sosta in agriturismi o semplicemente per strada: come la signora Gina che un giorno è stata la nostra provvidenza offrendoci oltre al caffè, pane e contorno che è servito per la cena altrimenti impossibile.
Il pellegrinaggio è fatica e superamento delle difficoltà che incontri: puoi trovare pioggia, neve, grandine, fango o rovi, come ci è capitato (anche se doveva essere il periodo migliore per fare il cammino), ma se l’obiettivo è chiaro con pazienza si va avanti godendo in modo incredibile delle cose belle che vivi.
Il pellegrinaggio è grande gioia: gioia di vivere, gioia di condividere, gioia di superare le difficoltà, gioia che ti porti nel cuore per l’esperienza vissuta.
Grazie! Grazie! Grazie! a tutte le persone che hanno pregato per noi, che ci hanno sostenuto, che hanno donato con cuore, che ci sono state vicine. È grazie a tutti voi che per noi è stato possibile fare questo cammino.

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