La Via Francigena di San Francesco

Il pellegrino va sempre avanti

© Testo e foto: Riccardo FERRARI
Pagina 7 di 7

6ª Tappa
IL RITORNO
21 Aprile 2012


Eccoci giunti all’ultimo giorno del nostro viaggio. Come tutte le cose tanto attese passano in fretta, ma lasciano un bel segno nella vita di chi le vive con intensità. Un’ultima giornata di “riposo” attivo.
La sveglia è alle 7.00 e facciamo colazione con calma; prepariamo i bagagli (non ci vuole molto) e liberiamo le stanze.
Poco dopo le 8.00 usciamo sotto un cielo azzurrissimo e una giornata splendida. Ci dirigiamo verso piazza S. Pietro per poi costeggiare le mura vaticane e giungere all’ingresso dei famosi Musei Vaticani: oggi cultura e un tuffo nelle meraviglie dell’arte. I Musei aprono alle 9, ma alle 8.30 siamo già in coda... Il relax è totale.
L’ingresso è molto veloce ed agevole. Iniziamo il nostro giro tra sale, giardini (pigna), le stanze di Raffaello, il corridoio degli arazzi e delle mappe geografiche dove ci scattiamo una fotografia con la Franciacorta e Calino come sfondo, fino a giungere al cuore dei musei: la Cappella Sistina. Qui si sosta in un silenzio di ammirazione, con gli occhi che faticano a cogliere tutta quella abbondanza di messaggi e di bellezza.
La visita dura tre ore, ma ci vorrebbero giorni interi; usciamo che è da poco passato mezzogiorno e finalmente dedichiamo un’oretta per la visita alla Basilica di S. Pietro. Tre sono i punti in cui la gente si raduna spontaneamente: la pietà di Michelangelo, la statua di S. Pietro (a cui accarezzare il piede) e la tomba del beato Giovanni Paolo II. Qui sostiamo brevemente in raccoglimento come ringraziamento per il buon esito del nostro cammino e per affidare a lui quanti ci hanno chiesto di ricordarli durante il pellegrinaggio.
Lasciamo definitivamente la basilica e la piazza e ci inoltriamo di nuovo in Trastevere; questa volta riusciamo a fare un breve visita alla chiesa di S. Maria in Trastevere e poi verso le 14 ci ritroviamo al “Conte di Monte Cristo” per una pizza veloce prima di prendere la strada di casa.
Alle 15 andiamo a ritirare i nostri zaini, salutiamo le sorelle oblate, e ci incamminiamo verso la stazione Termini: rigorosamente a piedi. Tempo stimato: un’oretta fatta con calma. Passiamo ponte Sisto e ci dirigiamo verso Botteghe Oscure e da qui in Piazza Venezia.
Saliamo al Quirinale dove una banda militare sta eseguendo delle allegre marce. Salutiamo il Presidente e riprendiamo il cammino. Direzione via Panisperna e poi la Basilica di S. Maria Maggiore. Passiamo dal piazzale posto sul retro della basilica e in pochi passi siamo in stazione. Tutto ok; anche questo tragitto ci ha riempito gli occhi di Roma...
Il treno è puntuale e alle 17.10 partiamo alla volta di Verona, dove dovremo cambiare per raggiungere poi Brescia. Per non farci mancare nulla, a Verona ci imbattiamo in uno sciopero delle Ferrovie dello Stato che fa saltare il treno che avevamo prenotato; comunque riusciamo a prendere un locale e arrivare verso le 22 a Brescia.
Il cammino si conclude tra le braccia e i sorrisi di amici e familiari e anche questo contribuisce a riportarci ... a casa.

Riflessioni sul cammino

Durante le numerose ore di cammino si vivono molti momenti di silenzio in cui la mente si ferma sul significato di questo andare, del percorrere queste strade... è difficile descrivere sensazioni e pensieri che liberamente attraversano la mente.
Ecco, la prima nota bella di “fare” un cammino è proprio questa: sentirsi liberi nella mente e nel corpo. Non ci sono orari per mangiare o per bere, non ci sono appuntamenti da rispettare, non ci sono maschere da indossare in relazione a chi si deve incontrare, e la mente è libera di percorrere i suoi sentieri senza ostacoli, ripensare cose antiche o fatti appena accaduti.
Una curiosità: abbiamo sperimentato come la gente non sia in grado di dare indicazioni attendibili sulle distanze da percorrere o dei tempi necessari per chi va a piedi. Segno che i nostri meccanismi di calcolo sono ormai influenzati dall’automobile: ci si accorge che nessuno va più a piedi.
Il cammino ci richiama e ci spinge alla semplicità, alla essenzialità; le pretese e le esigenze lasciano il passo al ricevere tutto come un dono; anche se molti servizi vengono regolarmente pagati, si ha comunque netta la sensazione di aver ricevuto un dono da chi ci ospita o dalla trattoria che ci ha preparato la cena. Il fatto di essere “a piedi”, di non avere quegli strumenti che ci accompagnano durante la vita di tutti i giorni (auto, casa, vestiario,...), e che ci danno sicurezza, porta il pellegrino alla consapevolezza che tante sue situazioni ora dipendono da altri, dalle persone che ci accolgono, che ci indicano la strada, che si rapportano con te in modo diverso da come farebbero con il semplice turista. In alcuni B&B (ma anche alberghi), tra i più sensibili, esiste una tariffa speciale per il pellegrino con sconti anche consistenti. Questo per sottolineare come lo status di pellegrino sia comunque una esperienza eccezionale sia per chi la vive direttamente, ma anche per tanti che entrano soltanto in contatto.
Il cammino, poi, è un viaggio nella storia e nell’arte, quella spesso nascosta nei piccoli paesi che sono fuori dalle grandi rotte turistiche, ma che conservano bellezza e fascino. E si incontra la gente vera, quella come noi che caratterizza una regione con il suo dialetto, la sua cadenza, il suo modo di vedere la vita, le sue tradizioni, lo stile che regola e scandisce la quotidianità.
C’è poi un discorso di fede. Siamo su un percorso che prende il nome da Francesco. Con lui siamo partiti anni fa dal santuario della Verna per seguirlo (tappa dopo tappa) ... fino a Roma attraversando un pezzo di Toscana, tutta l’Umbria e ora una parte di Lazio. E siamo passati per abbazie, eremi e tante chiese che testimoniano una storia di fede che ha origini antiche e che si è radicata profondamente nel territorio; una storia di fede, ma soprattutto una fede che va riscoperta, ri-abbracciata, ri-amata. Il pellegrino, anche quello più laico, lo avverte: è nell’ottica dataci dalla fede che la vita acquista semplicità, libertà e bellezza.
Siamo sui passi di Francesco e numerose sono le chiese e i conventi che testimoniano un suo passaggio, una sua visita, un momento particolare della sua esperienza terrena. In queste regioni del Centro Italia che abbiamo percorso e visitato, accanto alla devozione verso San Francesco, ci ha colpito la altrettanto grande devozione verso l’arcangelo Michele, che è anche patrono della nostra parrocchia di Calino. Chiese e cappelle votive dedicate a Michele sono numerosissime, segno di una devozione che ha antiche origini e molto partecipata.
Così, tra una riflessione e l’altra, lo “Spirito” ci ha fatto balenare nella mente l’idea di progettare una nuova esperienza seguendo il cammino della via Micaelica, la via che da Roma portava i pellegrini alla grotta di Monte Sant’Angelo sul Gargano di Puglia (circa 450 Km). Una meta, questa, raggiunta anche da Francesco prima di imbarcarsi verso la Terra Santa, verso Gerusalemme. Ma qui il progetto si fa un po’ troppo ... importante.

Ma noi pellegrini non abbiamo paura. Ultreia!



ACQUISTA LA GUIDA ONLINE ● Sconto 15%


Il cammino di San Benedetto

Simone Frignani

Nella guida troverete tutto quello che c'è da sapere per mettersi in cammino: le cartine dettagliate, la descrizione del percorso, le altimetrie, i luoghi da visitare e dove dormire.



MADONIE A PIEDI
24 itinerari escursionistici nelle "Alpi di Sicilia"

Vincenzo Anselmo

Nella guida, ampiamente illustrata con fotografie ricercate e di grande effetto, troverete tutto quello che c'è da sapere per mettersi in cammino e scoprire i luoghi più affascinanti delle Madonie, una delle aree protette di maggiore pregio naturalistico, paesaggistico e storico-culturale della Sicilia.