La Via Francigena di San Francesco

Il pellegrino va sempre avanti

© Testo e foto: Riccardo FERRARI
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4ª Tappa
MONTEROTONDO - ROMA
19 Aprile 2012


Siamo giunti all’ultima tappa che ci porta a Roma, “ad limina Petri” (alla soglia della tomba di Pietro). La guida spezza in due tappe questo tratto di cammino che ci separa da Roma, ma il nostro tempo è ristretto e quindi decidiamo di unirle in un un’unica giornata.
Nelle città (o grossi paesi) è difficile trovare la segnaletica del cammino ed è per questo che l’uscita è molto complicata; per non correre rischi, decidiamo di ritornare ad inizio paese dove avevamo lasciato gli ultimi segnali. Sono circa le 7 e siamo già in cammino.
Risultato... il percorso aggira la città (è proprio Monte Rotondo) e dopo tre quarti d’ora di cammino ci ritroviamo a poche centinaia di metri da dove alloggiavamo. Ancora una volta constatiamo come la cura della segnaletica sia fondamentale; anche perché il pellegrino si muove a piedi e anche un leggero errore di percorso si traduce in tempo e passi preziosi... sprecati.
Comunque il tempo è buono e il passo veloce.
Ci fermiamo in periferia di Monterotondo, alla chiesa di San Francesco, per un veloce cambio d’abiti perché inizia a far caldo.
Poi ci buttiamo sulla lunga discesa che ci porta a fondo valle per poi risalire e ridiscendere verso una vallata veramente unica... Valle Ricca. Un paesaggio stupendo, almeno in questo periodo, con i campi fioriti di giallo e rigogliosi di erba di un verde intenso... Sono ormai le 9 e ci troviamo ad un bivio che ci manda in crisi. Il segnale ci indica di girare a sinistra, dove vediamo solo un enorme campo di grano, mentre la strada prosegue a destra. Pensiamo subito ad uno scherzo di qualcuno che ha girato il cartello. La provvidenza interviene e al cancello di una casa proprio sul bivio compare un vecchietto che ci rassicura: il sentiero è proprio a sinistra, nel campo. Infatti, fatti pochi passi nel campo, si intravvede un sentiero parzialmente coperto dal grano che è cresciuto anche lì.
Questo è il tratto di strada tra i più suggestivi e fotografati: le colline colorate di verde, giallo e e il rosso dei primi papaveri catturano il nostro sguardo, mentre le scarpe si appesantiscono di fango. Sbuchiamo su una strada semi-asfaltata dove ci ripuliamo dal fango e ci intratteniamo con due signore a parlare del cammino che stiamo percorrendo e della bellezza della zona che attraversiamo. La nostra direzione è ora quella che porta al Parco della Marcigliana; le signore ci danno le istruzioni del caso e partiamo con più tranquillità. I segnali comunque ci sono, ma ancora per poco.
La strada diventa asfaltata ma non c’è traffico; ad un tratto oltrepassiamo un cancello aperto con un cartello che recita “proprietà privata”. Il dubbio ci assale; c’è il rischio di veder terminare il sentiero in qualche cascinale. Però quella è l’unica strada incontrata e quindi proseguiamo.
Il sentiero diventa sterrato, ma ben curato, e passiamo attraverso case coloniche dall’aria deserta, tranne per la presenza di numerosi cani che abbaiano a più non posso al nostro passaggio.
Non incontriamo anima viva; ne macchine, ne moto, ne persone nelle case o nei campi. Mentre il paesaggio è veramente incantevole con queste dolci colline coltivate a grano o con piantagioni d’ulivo, o di frutta... Intanto notiamo che i segnali sono spariti.
Sono quasi le 10 ed ecco il solito bivio non segnalato che ci fa fermare per un approfondito consulto delle mappe. Questa volta è veramente dura decidere perché le due strade sembrano andare in direzioni opposte. Consultiamo le altimetrie per capire se dobbiamo imboccare quella che scende lievemente o quella che prosegue in quota... è difficile. Ma anche qui ecco la provvidenza. Tempo dieci minuti e passa la prima macchina che incontriamo da ore... Si ferma e ci da’ le indicazioni giuste. Solo il pellegrino vede in questi eventi dei segni “miracolosi”... sicuramente provvidenziali. Proseguiamo con più sicurezza attraversando questa magnifica campagna.
Siamo a pochi chilometri da Roma eppure siamo immersi in una natura incredibile; a pochi chilometri la desolazione della periferia romana e qui il paradiso terrestre. Ci chiediamo: “Ma i Romani lo sapranno dell’esistenza di questo parco? E perché non sono qui a goderne?”. Intanto ci accorgiamo che non abbiamo ancora né mangiato né fatto colazione... Male, ma non c’è alcun posto di ristoro. Proseguiamo.
Il parco è veramente grande e incontriamo pochissime persone; sono molto di più gli animali come asini, cavalli, pecore, oltre ai soliti cani che ci accolgono sempre molto rumorosamente.
Iniziamo a capire che il parco sta per finire quando la strada si anima un po’ e incontriamo gente che passeggia, corre, ... Infatti, verso mezzogiorno, superato un grande maneggio con numerosi cavalli, entriamo nella prima, vera periferia di Roma: siamo a Tor di San Giovanni.
Il vantaggio della città è che dopo pochi metri troviamo subito un ristoro: bar, pasticceria, ... tutto. Qui facciamo sosta e riprendiamo le forze con un buon spuntino dolce-salato.
La strada è ancora lunga e dopo mezz’oretta siamo di nuovo in marcia. Il paesaggio è ora desolante. Una via lunga chilometri che si immette su un’altra strada dritta ancora lunga chilometri: via della Bufalotta. Si cammina per ore sull’asfalto, nel traffico.
Con il senno di poi, consigliamo di prendere l’autobus alla prima fermata che si incontra a Tor di San Giovanni e di portarsi verso il centro. Tutta la bellezza respirata in questi giorni corre il rischio di venire offuscata dalla città; più che Roma è la periferia che non è consona al pellegrino. Comunque alle 13.45 giungiamo alla chiesa dei Ss. Angeli Custodi di Piazza Sempione in zona Monte Sacro. Chiesa molto suggestiva, ma chiusa. Pazienza.
Dopo un lungo consulto, con l’ausilio di una mappa più dettagliata di Roma acquistata ad una edicola, arriviamo alla conclusione che non è utile sprecare passi e tempo tra il traffico: meglio goderci la Roma migliore. Così decidiamo di abbandonare il percorso della mappa della Francigena (tanto di segnali neppure più l’ombra, se non qualche segno giallo rimasto su qualche marciapiede) e arrivare al Colosseo in autobus e da lì proseguire a piedi fino a S. Pietro nella Roma imperiale e poi Rinascimentale di piazza Navona e dintorni.
Mai tale decisione (seppur presa a malincuore per l’orgoglio del pellegrino) fu saggia e utile.
Alle 14.30 eravamo già al Colosseo a fare fotografie sull’antica strada romana da veri pellegrini e viandanti. Siamo risaliti verso via dei fori imperiali puntando sui mercati di Traiano e la famosa Colonna Traianea così carica di storia.
Poi una foto di gruppo al Vittoriano, e su verso largo Argentina e poi S. Andrea della Valle e Piazza Navona. Il tutto con la calma dei turisti. La passeggiata non è poi così breve... soprattutto quando lo zaino è ancora incollato alle spalle (quasi non lo sentiamo neppure più).
Alle 16 ci fermiamo a pochi metri da ponte Sant’Angelo per una merenda veloce: un po’ di piazza e una buona bevuta.
Alle 17 entriamo in via della Conciliazione: la basilica di S. Pietro è lì, sullo sfondo. Ci siamo.
Arrivati in piazza, entriamo nell’ufficio dell’Opera Romana Pellegrinaggi per ricevere il “Testimonium”, l’attestato di aver percorso Rieti Roma a piedi. L’impiegata è molto gentile e alla fine ci scatta pure una foto di gruppo.

Il nostro cammino è terminato. Mentre ci gustiamo il Testimonium e ammiriamo la Basilica, ripassiamo nella mente alcune delle immagini e sensazioni tra le tante provate in questi giorni.
La soddisfazione della meta raggiunta è offuscata dalla constatazione che la vacanza volge al termine e ci assale già un po’ di nostalgia.
Ma niente paura: domani ci aspetta il giro delle sette Chiese (circa 24 Km, ma senza zaino) e poi... la vacanza non è ancora finita.
Alle 18 raggiungiamo Villa Riari dove le amiche oblate del movimento Pro Sancitate ci ospitano.
Dopo un meritato riposo, alle 20 siamo in Trastevere, alla trattoria “Il Conte di Monte Cristo”, che diventerà il nostro punto di ristoro per questi giorni romani.
Dopo aver ben mangiato e bevuto e fatto due chiacchiere in amicizia con i proprietari del locale, alle 22.30 ci gustiamo il meritato riposo. Anche domani la giornata sarà dura: le previsioni del tempo sembrano non darci scampo e, anche se senza zaino, il pellegrinaggio delle sette Chiese è impegnativo perché ormai è un percorso tutto cittadino.



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