La Via Francigena di San Francesco

Il pellegrino va sempre avanti

© Testo e foto: Riccardo FERRARI
Pagina 3 di 7

2ª Tappa
MONTELEONE SABINO - FARA IN SABINA
17 aprile 2012


La sveglia è sempre puntata alle 6.30 e questa mattina troviamo la colazione pronta e abbondante, preparata con premura da Sergio, un cultore della prima colazione. Sergio ci ha pure preparato un cestino pic-nic per la giornata con un panino e uovo sodo (delle galline della mamma)... Quindi non ci resta che ringraziare, salutare e caricarsi lo zaino sulle spalle.
La tappa di oggi dovrebbe presentarsi meno lunga della prima (dato errato...) ma con qualche difficoltà in più visto che siamo nel cuore della Sabina, terra di colline molto suggestive.
Il programma prevede di abbandonare il cammino “ufficiale” e di seguire la “deviazione” per raggiungere l’abbazia di Farfa, una delle abbazie più importanti nell’Europa medievale. Nel lasciare Monteleone Sabino diamo un ultimo sguardo alla zona archeologica di Trebula Mutuesca e alla chiesa di Santa Vittoria; poi una forte discesa ci riporta a valle per poi risalire verso Poggio Moiano. Prima di entrare in paese – sono le 8.30 – sostiamo alla caratteristica chiesetta di San Martino (chiesa rurale del X secolo).
Alle 9.00 raggiungiamo l’abitato di Poggio Moiano; ci fermiamo per una colazione al bar e per un salto in Farmacia: ci sono le prime vesciche da curare... Discesona pazzesca fino a fondo valle dove attraversiamo il ruscello su un caratteristico ponte “medievale” (?). Poi, come al solito, salitona per un altro scollinamento.
Ad un bivio (quasi in cima al colle) troviamo un cartello divelto e a terra sul ciglio della strada. Dopo una consultazione con la mappa abbiamo preso una direzione... sbagliata (ovvio). Comunque, andando a vista siamo giunti, verso le 11, al paesino di Cerdomare che le mappe segnavano sul percorso. Da lì abbiamo raggiunto la località di Osteria Nuova alla ricerca della “Grotta dei Massacci” che la nostra guida indicava come il punto in cui si staccava la strada bianca che ci avrebbe indirizzato verso l’Abbazia di Farfa.
Da quel cartello divelto non abbiamo più trovato indicazioni della Francigena. La deviazione verso Farfa è stata prevista nella guida ma mai segnata con cartelli e questo ci ha creato un bel po’ di problemi...
Comunque, grazie alle indicazioni di un ufficiale delle Poste di Osteria Nuova, abbiamo trovato la “Grotta dei Massacci”; mai avremmo pensato che quel rudere di casa colonica disabitata e abbandonata, che avevamo da poco superato, fosse il nostro punto di svolta. Almeno un cartello! Alle 12.30 ci siamo fermati per il pranzo preparato da Sergio: panino con prosciutto e formaggio e l’uovo. Ovviamente ci siamo fermati ad un distributore di benzina munito di bar. È una costante in questi cammini passare sempre fuori dai centri abitati e quindi trovare servizi aperti.
Il pomeriggio si rivela subito pesante e interminabile, soprattutto senza cartelli segnaletici.
La guida ci porta a cercare un sottopassaggio della nuova salaria per prendere poi un strada bianca denominata via Archipiglione. Il problema è che anche i cartelli delle vie sono scarsi... Troviamo il primo sottopassaggio ma abbiamo la sensazione di non essere sulla direzione giusta. Inutile dire che per quelle strade non passa quasi nessuno; il primo automobilista ci avverte che c’è un altro sottopassaggio più avanti. Si ritorno indietro e si prosegue verso il secondo sottopassaggio. Ma anche lì la via Archipiglione non c’è. Alla fine, provvidenziale, si ferma un “vecchietto” che ci spiega la mappa reale della zona e ci indirizza sicuro su una strada bianca, che si rivelerà quella giusta. La camminata ora prosegue spedita (anche se lunga) verso il paese di Toffia; siamo immersi in un bellissimo paesaggio.
Alle 15.10 siamo alle porte di Toffia. Una brevissima visita al centro storico (molto caratteristico) e poi ci fermiamo ad un bar per un caffè e darci una sistemata.
Inizia a piovere ma, fortunatamente, dura due minuti e in breve tempo ritorna il sole. Solita discesa ripida per lasciare Toffia e seguire il sentiero verso l’Abbazia di Farfa. La strada si rivela piuttosto lunga, rispetto a quanto descritto nella guida, e arriviamo all’Abbazia verso le 16.30, piuttosto cotti, convinti che il monastero in cui avevamo prenotato la notte fosse nelle vicinanze; il sacerdote che ci accoglie ci spiega che per Fara in Sabina ci sono ancora 5 o 6 km (strada asfaltata) e in costante salita. Ci lasciamo prendere dallo sconforto ma per il momento riposiamo un po’. Visitiamo questo luogo che si rivela molto interessante e andrebbe gustato con più calma. Tutto il complesso è bello e suggestivo, così come la chiesa, la piazzetta e le viuzze del borgo.
All’ufficio parrocchiale ci mettono il timbro sul nostro passaporto, facciamo un ultimo ristoro e poi, verso le 17.10 ripartiamo verso Fara in Sabina.
Camminiamo con determinazione e veramente forte (nonostante la fatica) e dopo un’ora siamo alle porte del Paese. Fara è proprio situato sulla sommità del colle più alto della zona. E il monastero delle Clarisse Eremite (a cui siamo diretti) è collocato nel punto più alto del paese. Alle 18.30, dopo 48.640 passi, siamo alla porta (cancello) del convento per una lezione di ... “Perfetta Letizia”.
Appena arriviamo, una suora entra in macchina dal cancello; ci saluta e se ne va. Noi aspettiamo che ci venga ad accogliere... niente.
Suoniamo più volte ma nessuno risponde. Siamo sudati, stanchi, e sulla cima del paesino spira un’aria piuttosto fredda che, nelle nostre condizioni, disturba moltissimo.
Suoniamo al cancello carrabile e finalmente una voce ci risponde “Vengo subito”.
Dopo dieci minuti risuoniamo ma nessuna risposta. Suoniamo di nuovo al cancello carrabile e un’altra voce ripete “Vengo subito”.
Alle 19.00 finalmente il cancello si apre. La suora ci accoglie con cordialità e con altrettanta semplicità ci confessa che si era dimenticata del nostro arrivo, ma che le stanze per l’ospitalità sono pronte; tuttavia non è disponibile la cena... (come da accordo).
Per concludere la lezione di “Perfetta Letizia” anticipo che neanche la colazione era a disposizione (benché concordata), che al mattino abbiamo fatto fatica a trovare una suora per un saluto e per saldare il debito e, infine, abbiamo “lasciato” una offerta extra al Convento.
Il tutto con il sorriso sereno del pellegrino. Comunque da amici e pellegrini un consiglio alle sorelle Clarisse lo vogliamo rivolgere: se offrite un servizio di accoglienza, fate accoglienza: scambiarsi due parole, raccontare la vostra esperienza, una breve visita del monastero, un caffè insieme...
Torniamo alla serata. Saltata la cena delle suore, ci siamo consolati nella trattoria del Paese (Belsito) ritemprandoci corpo e spirito con antipasti locali, sitane alla amatriciana, abbacchio, carciofi alla Giudia, Chianti, acqua e caffè.
Poi, alle 22.30, il meritato riposo del pellegrino nel magnifico convento delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina.



ACQUISTA LA GUIDA ONLINE ● Sconto 15%


Il cammino di San Benedetto

Simone Frignani

Nella guida troverete tutto quello che c'è da sapere per mettersi in cammino: le cartine dettagliate, la descrizione del percorso, le altimetrie, i luoghi da visitare e dove dormire.



MADONIE A PIEDI
24 itinerari escursionistici nelle "Alpi di Sicilia"

Vincenzo Anselmo

Nella guida, ampiamente illustrata con fotografie ricercate e di grande effetto, troverete tutto quello che c'è da sapere per mettersi in cammino e scoprire i luoghi più affascinanti delle Madonie, una delle aree protette di maggiore pregio naturalistico, paesaggistico e storico-culturale della Sicilia.