La Via Francigena di San Francesco

Il pellegrino va sempre avanti

© Testo e foto: Riccardo FERRARI
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1ª Tappa
RIETI – MONTELEONE SABINO
16 aprile 2012


Finalmente si parte... la sensazione più appagante per il pellegrino è iniziare a camminare, iniziare l’avvicinamento alla meta lontana. È uno stato d’animo difficile da descrivere e che solo i pellegrini riescono a comunicarsi anche con un semplice sguardo.
La sveglia è puntata alle 6.30: venti minuti e siamo già in cucina per la colazione che ci prepariamo abbondante. Per precauzione ci prendiamo 4 plum-cake e 2 mele... provvidenziali.
La giornata è uggiosa, ma non piove; comunque mettiamo i copri- zaino e l’impermeabile.
Alle 7.30 si parte; siamo un po’ in ritardo ma viste le condizioni meteo va bene così.
Uscire dalle città è la cosa più complicata per il pellegrino, perché le indicazioni si perdono e quindi si deve ricorrere spesso all’aiuto dei passanti, sempre comunque molto disponibili.
Le strade poi sono asfaltate e trafficate e questo non è piacevole, oltre che pericoloso. Quindi anche noi viviamo questa difficoltà, accentuata dal fatto che appena fuori Rieti, presso la fonte Cottorella, un cartello segnaletico “monco” ci ha buttato sulla nuova salaria, strada piuttosto trafficata, che abbiamo dovuto costeggiare (su sentiero) per un’oretta.
Poi finalmente i primi cartelli e belle strade bianche e sentieri che ci hanno fatto gustare la pianura reatina e le sue dolci colline.
Anche le fosche previsioni meteo della vigilia (tutte davano pioggia sicura) si sono rivelate errate; anzi, prima delle 10 camminavamo già in maglietta a maniche corte, godendoci un tiepido sole che da’ sempre morale.
Il cammino si rivela una piacevolissima passeggiata nella natura, su sentieri ben tracciati e curati fino al... malefico “Ponte del Sambuco”: un ponte romano risalente al III sec. a.C. dello stesso stile del ponte romano di Rieti.
Raggiungiamo il “Ponte del Sambuco” verso le 10.45 e in una piccola oasi pic-nic consumiamo la nostra seconda “misera” colazione. Posto piacevole per rilassarsi e godersi i due torrentelli che si incontrano vicino al ponte.
Da questo punto in poi il cammino è diventato un continuo sali scendi per le colline sabine. Un susseguirsi di scollinamenti fatti di ripide salite (anche se non lunghissime) e altrettanto ripide discese a fondo valle per risalire verso un’altra collina ancora. Alle 12.35 passiamo davanti al convento delle Suore Ancelle del Sacro Cuore, nei pressi di Poggio San Lorenzo, e restiamo stupidi dalla vastità del parco del convento... una recinzione infinita.
Alle 13 giungiamo a Poggio San Lorenzo, località che dovrebbe rappresentare il termine della prima tappa (secondo la guida ufficiale); ma non avendo trovato posto per dormire, abbiamo prenotato al paese successivo (Monteleone Sabino) che, ci dicono, dista solo 6 km. Chissà se sarà vero, ma noi ci abbiamo impiegato tre ore per raggiungerlo ed abbiamo sempre camminato. Qui il conto dei Km inizia a lasciarci perplessi. Comunque a Borgo San Lorenzo è tutto chiuso, bar, negozi, ... e quindi decidiamo di proseguire; tanto (pensavamo) 6 km li facciamo in un lampo.
Una serie di fattori negativi si sono incastrati alla perfezione per renderci il cammino più arduo: il più significativo è stata la sbagliata lettura delle mappe che indicavano Monteleone fuori dalla rotta del cammino, per cui abbiamo cercato un punto dove poterci staccare dal percorso per salire al paese che intravvedevamo alto sulla sua collina. Dopo una serie di cambi di percorso abbiamo raggiunto la strada asfaltata che da valle conduceva al paese: 150 mt di dislivello in circa 2,5 km. Una salita faticosa sia per l’asfalto, per una giornata ormai densa di passi, per le energie che ormai scarseggiavano (non avevamo ancora mangiato nulla di sostanzioso).
Siamo giunti alle soglie del paese ormai allo stremo e ci siamo fermati ad un distributore di benzina, non per fare il pieno di verde, ma per un ristoro veloce fatto di biscotti e bibite dolci (per mitigare il deficit di zuccheri).
Con queste energie siamo giunti in cima al paese e qui il secondo sbaglio. L’appuntamento con Sergio, il proprietario del B&B “Santa Vittoria” che ci avrebbe ospitato, era al Municipio di Monteleone. Noi pensavamo che il Comune, di solito, è nella piazza storica del paese, vicino alla chiesa, come è usuale in questi paesi dall’aria medievale. Invece no: il Municipio era nella parte nuova del paese e quindi... altra strada che si aggiungeva alla tanta ormai percorsa. Ma niente paura: il pellegrino va sempre avanti (ultreia dicono a Santiago... “più avanti”).
Verso le 16.30 raggiungiamo Sergio che ci porta al B&B dove finalmente deponiamo gli zaini. Ma la giornata non è finita. Subito ripartiamo con Sergio per visitare, nella periferia del paese, il complesso della chiesa di Santa Vittoria, una bella chiesetta che ci riporta ad Assisi per lo stile. La visita è solo nella parte esterna visto i lavori di restauro in corso.
Poi raggiungiamo il sito archeologico di Trebula Mutuesca. Qui è stato portato alla luce un grande anfiteatro romano dove gli imperatori romani, in vacanza, si godevano gli spettacoli e i giochi tipici dei gladiatori e delle belve.
Trebula Mutuesca è ancora in gran parte da scavare perché il sito è veramente esteso e quel poco che è stato riportato alla luce è veramente importante e significativo del tanto che ancora potrebbe essere riscoperto.
Alle 17.30 siamo finalmente sotto la doccia e ci godiamo un po’ di meritato riposo dopo 44.100 passi segnati sul nostro conta-passi (ma molti sicuramente non sono stati registrati).
Sergio (Rossi) è veramente un personaggio squisito, la persona che ogni pellegrino vorrebbe incontrare sul suo cammino per la simpatia, la disponibilità e l’ottima accoglienza. Alle 19.30 Sergio ci porta a cena in un ristorante di Monteleone, appositamente fatto aprire da Sergio per noi. Il cuoco ha cucinato appositamente per noi... incredibile.
Dopo un antipasto locale con formaggio, salumi e frittatina, è arrivata una montagna di fettuccine al ragù; il termine montagna non è una esagerazione... le porzioni erano veramente enormi, ma ce l’abbiamo fatta.
Poi scaloppine e verdure. Il tutto innaffiato da un vino locale e acqua. Una cena in amicizia e ristoratrice del corpo e dello Spirito. Tornati al B&B, Sergio ci ha fatto un buon caffè e alle 22.30 a letto. La prima tappa è andata benissimo: niente pioggia e un’accoglienza piacevolissima che merita un riconoscente grazie.



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