Cammino di San Benedetto

L'effervescente cammino di una pellegrina

© Testo e foto: Cinzietta MOUNTAIN
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Martedì 14 maggio Trevi-Spoleto (18 km, ma i km di queste tre tappe mi sembrano così lunghi... cosa che avevo notato anche l'anno scorso seguendo qualche tappa di questo cammino)

La giornata inizia di buon mattino (si fa per dire) alle 8 con una colazione al bar della piazza e alle 8:15 si parte non prima di essermi spalmata una crema solare sfp 50. Visto che la giornata, anche se freschina a quell'ora, è limpidissima decido di partire sia a mezze maniche che a mezze gambe ma brrrrr per un po'...
Il cammino va per vie secondarie incontrando minuscoli paesini e un'oasi sulla vecchia Flaminia che non è niente male, le fonti del Clitunno dove si trova un laghetto con papere ed uccelli acquatici vari.
Il giorno è abbastanza caldo e i raggi del sole sulla mia pelle sono come dei fendenti e alla sera diventerò rossa, ma solo in alcuni punti, tipo la parte superiore delle braccia, ma alle gambe nulla... boh... ma sarà lo stesso sole e le gambe sono ben bianche, mistero...
Arrivo a Spoleto ma per strada nemmeno un albero, sembra la piana del Po, e a un cavalcavia proprio accanto all'ingresso del paese, vorrei fare una pausa ma c'è un idiota di maschio che mi dà estremamente fastidio, per cui rinuncio.
Arrivo alla stazione di Spoleto completamente stanca, il sole mi ha provata e mi tocca aspettare 2 ore per il bus per Norcia, ma trovo un posto all'ombra e mi riposo. Arrivo a Norcia alle 18:30 circa, ma in bus incontro tre pellegrini che faranno il mio stesso cammino, solo che cominceranno un giorno dopo... peccato!!!!
Ceno alla locanda Norsia, che mi dà da mangiare a più non posso (una schiacciata che mi verrà utile poi...), un primo, una salsiccia arrosto, acqua, vino dolce e ammazzacaffè per soli 21 euro... che a Bologna è un sogno.

Mercoledì 15 maggio Norcia-Cascia (18 km inizio del Cammino di San Benedetto)

Oggi cambio cammino e testo subito come i kilometri scritti secondo me corrispondono ai km “veri”.
La tappa inizia subito con un po' di confusione, tanto che subito all'uscita di Norcia mi devo far dare una mano dalle mie tracce GPS. Il cammino si svolge su stradine secondarie per di più sterrate e subito all'inizio si percorre la vallata di Santa Scolastica. A seguire vari pascoli e un po' di salita (circa 400 m) tra il verde di questa regione fantastica.
Oggi notavo una stranezza: la natura è indietrissimo per alcune piante, infatti non ci sono ginestre fiorite e avanti per altre come il biancospino, la rosa canina e il fantastico e splendido caprifoglio, il cui profumo mi inebria, infatti sento prima il profumo e poi lo vedo. Ad un certo punto credo di aver perso i segni ma Cascia è lì in alto per cui continuo per strada e via.
Stasera dormo a fianco della chiesa della Santa in un albergo che sembra piccolo, ma per arrivare alla stanza 125 mi ci sarebbe voluta una traccia GPS.
Nel pomeriggio piove, ma riesco comunque a fare un giro nella piccola cittadine che è colma di pellegrini devoti e per di più delle mie parti. Dal freddo hanno acceso i termo!!!... il 15 maggio!!!!

Giovedì 16 maggio Cascia-Monteleone di Spoleto (18 km) + Monteleone-Leonessa (13 km)

Parto da Cascia con un tempo tipo padano con nuvole basse e pioggia, e raddoppio una tappa perché oggi 18 e domani 13 mi sembrano veramente pochi...
Dopo la colazione mi metto in cammino e decido, visto la pioggia, di arrivare a Roccaporena per strada. Questo piccolo paesino è quello che vede i natali di Santa Rita, è grazioso e credo proprio che con la pioggia non me lo sia goduto appieno; è famoso anche per il miracolo delle rose a gennaio, rose chieste dalla Santa a fine vita.
Riparto da qui e ancora si sale per strada fino ad arrivare ad una carrareccia in quota. Circa 5 km prima dell'arrivo a Monteleone, in un posto su un'altura ci sono delle pecore, che come mi vedono scappano, e dietro di loro 4 cani, che però cominciano ad abbaiare, capisco che non sono cattivi, solo che le bestie si sono messe a circolo attorno a me per cui sto un attimo guardinga, fino a che dall'agriturismo sottostante non esce il figlio della padrona che mette tutti in ordine, e sapete che dice? Non sono cattivi e io faccio presente che erano in circolo, solo per quello mi sono fermata. Mi chiede se voglio un caffè, e io che non avevo capito che fosse un agriturismo, gli dico che ho promesso a qualcuno di un agriturismo di fermarmi. E lui: “ma è qui....” ok figuraccia!!!
Mi fermo dalla signora Piera dell'agriturismo “Colle del Capitano” che mi offre, visto che è mezzogiorno circa, una schiacciata appena sfornata fatta con la roveja, con prosciutto di spalla e ricotta di capra (che assaggio solo, perché di solito non mangio ricotta), tutto molto buono e accompagnato da vino rosso. Mi racconta che tranne pochissime cose tutto è casereccio, hanno pecore, mucche anche razza chianina tutte allo stato semibrado e hanno anche verdure del loro orto, insomma tutto loro tranne alcune cose che a 1000 mt non si riesce a coltivare.
Mi racconta che sotto la loro aia suo nonno ha trovato una vecchia biga di fattura greco-ionica di cui le autorità non si erano volute far carico, ma presentandola a un rigattiere, questo ha capito subito il valore dell'oggetto e lo ha ripagato (il contadino si trovava in momento di bisogno) con 150 lire e le tegole del tetto della casa dove abitava, che è poi l'agriturismo. Ora la biga è al Metropolitan di New York. Piera è molto ospitale e sta preparando, tra le altre cose, una frittata all'erba della madonna (da alcune ricerche dovrebbe essere la balsamita o erba di San Pietro) per circa 20 ospiti che stanno per arrivare a pranzo e infatti sono arrivati prima che io andassi.
Mi congedo da Piera e la sua famiglia e vado verso Monteleone di Spoleto che come al solito sta su, e io dovendo proseguire lo passo e sapete? C'è da scendere e anche abbastanza e visto che ha piovuto decido di fare la strada e non tagliare i tornanti per sentiero pietroso, anche perché nel sottobosco piove quando ha smesso fuori.
Arrivata in valle per una strada sterrata non trafficata arrivo a Leonessa e i piedi cominciano a farmi male, ma per fortuna il convento dei Padri Cappuccini non è lontano.
A Leonessa mi accoglie la cuoca del convento, che gentilmente mi dice che la cena è alle 20...
Questa si svolge in modo molto conviviale coi frati, e ancora una volta ho la sensazione che gli unici che hanno ragione di moltiplicarsi sono i francescani... santi loro...
Padre Anavio e i suoi mi hanno accolta veramente come una di loro... e comunque mi hanno detto che se l'indomani avessi avuto dei problemi, di contattare Padre Anavio che lui sa tutto dei monti Reatini, e non stento a crederlo visto la quantità di foto montanare affisse in convento. E comunque tutti a dirmi... e se ti perdi? E io: mi ritroverò... mmmm se lo sentivano???



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Il cammino di San Benedetto

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