Cammino di San Benedetto

Da Subiaco alla Certosa di Trisulti - Racconto di un breve pellegrinaggio

© Testo e foto: Anna Maria BARDELLOTTO
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Credo che mettere per iscritto un'esperienza non sia solo conservarla, ma anche completarla; e se l'esperienza è stata solitaria è un modo per condividerla pur nella consapevolezza che un diario ha valore soprattutto per chi lo scrive.
Pellegrinaggio o trekking? Cos'è stato questo mio viaggio?
È stata l'una e l'altra cosa pur non avendomi spinto né la fede né la voglia di avventura; una molla (incredibile a dirsi) è stata la stanchezza psicofisica e una sorta di inedia autocommiserante.
E ho scoperto che autocommiserarsi sul divano è molto più piacevole e voluttuoso che farlo in movimento, anzi in movimento non riesce proprio perciò sconsiglio vivamente questa esperienza a chi ha voglia di compatirsi. Molti affermano che il cammino è un modo per conoscere se stessi. Credo sia vero. Il mio breve percorso non può darmi certezza di nulla, tuttavia sono propensa a credere che ogni cammino ‐ specialmente se solitario - sia un'esperienza per sé, con sé e di sé. E le preposizioni accanto a questo sé egocentrico non sono casuali.
Chi sono? Un'insegnante cinquantasettenne, fondamentalmente sedentaria e completamente inesperta che, per dirla in breve, ha sentito il desiderio di andare e 12 giorni dopo era già in cammino.

5 agosto 2012
...e che sono vecchia me lo dico io!

Sono vecchia.
Sono troppo vecchia per fare ciò che sto facendo.
Sono preoccupata e ho delle paure. Paure specifiche: non che il percorso sia troppo lungo e di non farcela, anche la giornata è lunga ma io, animalista, ho paura di incontrare cani e altri animali interessati a me. Ho paura di sbagliare sentiero nel bosco e (da ieri) che faccia davvero troppo caldo. Sembra che io abbia beccato la settimana più calda dell'anno.
Le ruote del treno che girano sembrano dirmi: sei in ansia - sei in ansia - sei in ansia.
Per esperienza so che in ogni viaggio l'andata sembra sempre più lunga del ritorno, ma questo viaggio è tutto di sola andata. Ansia.
Rileggo la prefazione scritta da Simone ne «IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO» e ne traggo conforto.
Mi sento già in cammino: il treno con i suoi quattro cambi, il guardare dal finestrino piuttosto che leggere, anticipano il domani.
Davvero sarò così sola?
Il paesaggio mi corre incontro e luoghi mai visti mi sembrano déjà vu: campi, colline, girasoli, ruderi, case isolate e rari borghi; ma la gente dov'è? Il progresso tecnologico ha reso inanimate le campagne.
Osservo con vera curiosità solo i sentieri che, gialli e deserti, costeggiano i campi, si innalzano lenti sulla pancia di una collina, si insinuano tra due alberi o s'infilano dritti in un boschetto – ansia.
La gente dov'è?
Tranquilla - tranquilla - tranquilla - dice il treno, e il paesaggio mi sembra più bello.
MANDELA: scendiamo in 4 sotto il sole implacabile.
I pellegrini parlano di confortanti coincidenze, ed ecco la prima per me: ad aspettarmi lì appena scesi i 4 gradini del treno, quasi un conoscente venuto a prendermi puntualissimo, c'è l'autista del pullman che con una corsa veloce e nervosa sulla salita tutta curve, porterà me sola a Subiaco.
HOTEL ANIENE, non lo consiglio, troppo rumoroso.
Ho ancora tempo e comincio a camminare: Monastero di Santa Scolastica: attendo la guida seduta accanto ad una suora nera vestita di turchese, un bel colpo d'occhio, mi ricorda suor Maria Claretta di Sister act.
Poi su fino a quel nido d'aquila che è il Sacro Speco. Non voglio scrivere ovvietà di questi posti che le guide turistiche spiegano meglio di me, consiglio solo di sedersi silenziosi per un po' nel giardino della foresteria e godere la tranquillità del luogo.

6 agosto 2012
In cammino

Ore 6.50, sono già in strada. 70 cent per il primo caffè e... via.
Esco da Subiaco, salgo verso i monasteri e prendo la discesa per il sentiero che corre parallelo all'Aniene; decido di non deviare verso il laghetto e di affrontare subito il percorso; voglio arrivare a Trevi nel primo pomeriggio.
Una tabella, vista non so in che punto il giorno prima, segnalava la presenza o la reintroduzione dei lupi nell'appennino e io (ripeto) animalista, in questo momento, non vedrei tanto grave la loro estinzione. Temperatura perfetta, sciabordio dell'acqua, cammino tra sole e ombra... quasi quasi mi rilasso.
Leggera salita, leggera discesa, curva e... due mucche ferme sul sentiero! Forti della loro posizione rialzata rispetto a me, mi fissano; soprattutto la prima, certo il capo! La mia prima paura si è concretizzata. Aspettando che il cuore ritorni a battere valuto le vie di fuga: sx parete rocciosa, dx rovi. Batto le racchette e timidamente le invito ad andarsene. Inespressive e immobili continuano a guardarmi. Qualche passo più indietro, tra i rovi, vedo giusto lo spazio per le mie gambe; mi immobilizzo lì e loro avanzano rasenti alla parete rocciosa, occhi negli occhi finché per controllarci il collo non ci si torce e a questo punto, in simultanea, ognuna con sollievo allunga il proprio passo verso la salvezza.
Sono una pellegrina e allora prego, recito un mio rosario personale fatto nell'ordine di: Ave Maria, Gloria, Padre Nostro, tanti Angeli di Dio per tutti - uno per ogni persona vicina a me e ad ogni serie aggiungerò qualcuno finendo con un Angelo per ogni gruppo di persone che vive nella mia cerchia - e poi con la stessa modalità Eterni Riposo e finisco con un “o clemente e pia o Vergine Maria” di un Salve Regina di cui non sono molto sicura.
Ma non voglio barare, Lui sa che la mia è una fede incerta, che la preghiera non è così fervente come quella di chi mi ha preceduto su questo stesso sentiero. La mia è una preghiera cristiana, è un mantra, è un ritmo per gambe e braccia. Ma la testa non è così concentrata e pago pegno recitandone sempre qualcuna in più a compensare la distrazione.
Trovo il primo segnale giallo, mi fa piacere vederlo, sono sulla strada giusta (grazie Simone!)
Non incontro più mucche sui miei passi, ma ne percepisco la presenza: muggiti, campanacci e, prepotenti, infinite coriandolate secche o purtroppo fresche e brulicanti sul sentiero.
Ognuno viaggia con sé portandosi dietro il proprio carattere, la propria formazione e il proprio approccio alle cose. L'attenzione alla cura e al rispetto del territorio è una delle mie zavorre, non amo i luoghi esageratamente modificati ad uso turistico e neppure quelli stravolti da fiorellini e aiuolette, ma qui non c'è nessuna cura. Alberi spezzati travolgono i cespugli, rovi e rovi, scia interminabile di rami secchi lunghi e corti, maciullati o integri deturpano, come le deiezioni animali che arrivano anche nelle aree pic-nic, un luogo potenzialmente bello.
È vero che le forti nevicate hanno spezzato gli alberi, ma ora siamo in agosto!!! e questo è quasi un sentiero cittadino, da Subiaco alla cascata di Trevi, che purtroppo non troverò in condizioni migliori.
Cammino e penso alle possibili soluzioni (tra cui l'utilizzo dei monaci per concretizzare il loro LABORA) ritengo che la migliore sia questa: un paio di domeniche ecologiste dei sublacensi per recuperare la legna e la costruzione di basse recinzioni che impediscano l'accesso agli animali in alcune aree permettendo agli abitanti di godersi il fiume. Supponenza o praticità? Che abbia bisogno di una lezione di umiltà!?
Prima di affrontare la strada assolata indosso il mio cappello alla Sampei (cartone manga), acquisto al chiosco della cascata una granita e mi incammino. Fa davvero caldo e nessuno, se non me stessa, potrebbe costringermi a fare ciò che faccio. Serve una strategia per poter macinare i prossimi chilometri.
Decido: un sorso di granita ogni 100 passi; al decimo sorso perdo il conto e finisco con lo sgranocchiare gli ultimi pezzi di ghiaccio. Attraverso e riattraverso la strada inseguendo l'ombra degli alberi:

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate alberu, per lo quale rinfresci il viandante, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
...divagazioni poetiche.
Mentalmente invito gli amministratori locali a valorizzare questo cammino con ombrose aree di sosta. Prima di affrontare la salita per Trevi mi riposo sui gradini del capitello posto al bivio per gli altipiani di Arcinazzo. Al di là di un recinto mi tengono compagnia dei cavalli, uno ha un campanaccio che certamente infastidisce anche lui.
Affronto salita e solleone con la testa vuota, passo dopo passo e spero in un'osteria con annesso albero ombroso all'entrata del paese, ma l'impatto è deludente: su entrambi i lati della strada deserta si affacciano case dagli scuri accostati e porte riparate da tende. Crollo fisicamente ed emotivamente, mi siedo su un gradino e piangerei.
Dio volendo arrivo all'HOTEL AL PARCO.
Lo consiglio, lo consiglio, lo consiglio.
I fratelli Mirella e Mariano sono di una gentilezza squisita, disponibili mi accolgono con premura percependo la mia stanchezza. La camera ha una vista da cartolina su Trevi che, illuminata di notte, ricorda il presepe.



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SCRITTA DALL'AUTORE DEL CAMMINO


Il cammino di San Benedetto

Simone Frignani

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